Temi aperti

La ricchezza di CHANGE nasce anche dal continuo scambio di pensieri, riflessioni e stimoli fra noi, i partecipanti ai nostri corsi e ai nostri seminari, i collaboratori della nostra rivista, gli ospiti dei nostri convegni e delle nostre giornate di studio, i tanti amici e compagni di percorsi che condividono con noi la passione per la ricerca, la sperimentazione, il confronto costruttivo nei campi differenti che convergono sul tema della  comunicazione e della relazione.

A partire da questo scambi si aprono nuovi spazi di riflessione e di ricerca, compaiono temi e argomenti da coltivare, da approfondire, da mettere in comune.
I  nostri convegni e le nostre le giornate di studio, i libri e gli articoli che pubblichiamo, i contenuti dei nostri corsi sono il frutto di questo lavoro costante e sistemico.

Questa area del sito ha la funzione di rendere ancora più ricca e più ampia lo circolazione delle idee e dei pensieri: condivideremo con voi  alcuni dei temi su cui stiamo riflettendo e su cui ci sembra importante un confronto e una discussione. Alcuni sono già stati trasformati in articoli, e sono pubblicati nelle riviste a cui collaboriamo; altri  verranno sviluppati in seguito in articoli più ampi, o in libri per le nostre edizioni o  per  altre, o  diventeranno oggetto di un convegno, di un seminario, di una giornata di studio

Commentate, proponete, discutete: lo spazio è aperto!



Genere, differenza, relazioni PDF  | Stampa |  E-mail

cavarero.jpgAdriana Cavarero ne parla con Giorgio Bert

Adriana Cavarero: filosofa, docente universitaria. Esponente del movimento femminista internazionale. Tra i suoi saggi ricordiamo in particolare: Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Feltrinelli, 1997; A più voci. Filosofia dell'espressione vocale, Feltrinelli, 2003; Orrorismo. Ovvero della violenza sull'inerme, Feltrinelli, 2007


Giorgio Bert Quando si parla di "genere", si pensa istintivamente alle donne, all'epistemologia femminista, come se ciò che si definisce "maschile" o "virile" non fosse anch'esso largamente una creazione culturale.  Come mai, secondo te?

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C’erano regimi che bruciavano i libri PDF  | Stampa |  E-mail

bruciare_i_libri.jpgCondividiamo con tutti voi una nota della casa Editrice La Meridiana, che riguarda molto da vicino anche CHANGE come casa editrice e tutti voi come acquirenti dei nostri libri e come persone che credono nella cultura.


È accaduto il 1° di aprile. Ma non era un pesce d’aprile. Ricordate? Ci furono regimi che bruciavano i libri e le biblioteche. Quelli moderni hanno sistemi più raffinati ma non meno innocui.
Stiamo esagerando? No!
Provate solo a ricordare cosa è accaduto negli ultimi anni al sistema elettorale, alla scuola, al mondo del lavoro, al mondo dell’informazione. I diritti non vengono negati ma cambiati, trasformati, immessi nel libero mercato della concorrenza. Alla fine quei diritti non ce li ricorderemo nemmeno.
Vi diciamo cosa sta accadendo dal 1° di aprile nel nostro mondo.

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Muri per comunicare PDF  | Stampa |  E-mail

briccarello.jpg Medical Graffiti all’Ospedale Giovanni Bosco di Torino

Rossana Becarelli*, Daniela Magnetti** 

Che cosa dicono i curanti, cosa raccontano di sé? Mentre oggi prende sempre più piede la narrazione della malattia, con la polifonia delle voci di tanti pazienti, i curanti tacciono, incarcerati nella veste professionale che non lascia filtrare emozioni, sentimenti, ma neppure paure o speranze. Non sappiamo cosa c’è nei loro cuori, nessuno consente loro di esprimersi, né durante la formazione universitaria né nel ruolo lavorativo che assumono subito dopo.

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Parlare di morte con gli adolescenti PDF  | Stampa |  E-mail

charmet.jpgConversazione col professor Gustavo Pietropolli Charmet

psichiatra, psicoterapeuta e docente universitario, è attualmente presidente dell'Istituto Minotauro, presidente del Centro di Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia in Crisi (CAF), direttore del Crisis Center dell'Associazione L'amico Charly, direttore della scuola A.R.P.Ad - Minotauro di Psicoterapia Psicoanalitica dell'Adolescenza, direttore scientifico della collana Adolescenza, educazione, affetti dell'editore Franco Angeli

Change: Come parlano della morte gli adolescenti con gli adulti?

Charmet: Nonostante il pensiero della morte sia un appuntamento pressoché ineludibile del processo di crescita adolescenziale, il contesto educativo e socioculturale attuale non consente agli adolescenti di parlare della morte con gli adulti.

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Errore e menzogna: il problema delle due verità PDF  | Stampa |  E-mail

daniele20nigris.jpgDocente di Sociologia della Salute
Università di Padova

Daniele Nigris

 

In qualsiasi dichiarazione, ciò che viene affermato può apparirci vero o falso rispetto a qualcosa che conosciamo.

 

Una frase come la precedente, che appare sicuramente condivisibile alla ragione ingenua, nasconde in realtà un’intera costellazione di problemi epistemologici. Ne ricordo brevemente un paio, per poter poi concentrare l’attenzione sulla categoria epistemologica dell’errore.

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GIOVANNI, il poeta vagabondo dell'ospedale di Alcatraz PDF  | Stampa |  E-mail

unastoria.jpgGiovanni è un ragazzo di "Alcatraz". Ascoltava Jack Folla alla radio e -quando non poteva- "mio papà lo registrava per me". Giovanni è in un letto d'ospedale. Ma "non sto fermo un minuto".
La tastiera del Pc è il suo prato. Scorribande immobili. Giovanni ha l'anima dei poeti vagabondi che non sta ferma mai, come il mare.

Oggi pomeriggio mi ha scritto Giada, una sua amica. "Mi chiamo Giada, ho vent'anni e ho letto il tuo Alcatraz. Il libro non è mio, me l'ha prestato un amico, Giovanni. Da qualche mese gli è stata diagnosticata una malattia molto rara, l'aplasia midollare, l'unica cura è il trapianto di midollo osseo.
Lui ha voluto reagire con forza e dignità, è ricoverato in ospedale da qualche settimana, ed avendo molto tempo ha iniziato a scrivere. Leggendo i suoi testi non ho potuto fare a meno di paragonarlo al tuo Jack, che entrambi apprezziamo e consideriamo quasi un modello di vita. A volte quando parliamo gli dico che sta diventando il mio secondo Jack Folla. Vorrei sapere cosa ne pensi tu, e se ti va di contattarlo
."

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Una sentenza anticounselling? PDF  | Stampa |  E-mail

wanted2.jpgCircolano da giorni in rete notizie esultanti degli psicologi in merito a una sentenza che avrebbe definitivamente dichiarato “fuori legge” i counsellor.

L’Osservatorio di Psicologia nei Media pubblica una intervista a Eugenio Calvi che, per chi ha la pazienza di leggerla interamente evitando di fermarsi in superficie, chiarisce alcune affermazioni che sono state riportate in modo parziale e che rischiavano di attribuire a Calvi, che stimiamo e apprezziamo,  posizioni francamente limitate e ottuse che non ha mai assunto.

Potete leggere QUI l’intervista completa, sul sito dell'Osservatorio.

 

Silvana Quadrino ha mandato a Psicologia nei Media il seguente commento:

Sono una -anziana- psicologa psicoterapeuta. Nel 1990 aprii a Torino la prima scuola di counselling sistemico italiana, l'Istituto CHANGE di Torino.

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Intorno alla nascita PDF  | Stampa |  E-mail

vita.jpgSi è appena concluso il convegno Intorno alla nascita.

180 partecipanti, attenti e coinvolti, hanno seguito il succedersi degli interventi.
Relatori competenti e appassionati e interventi stimolanti e intelligenti del pubblico hanno fatto sì che la giornata risultasse arricchente per tutti.

Sono disponibili le presentazioni dei relatori, in modo da permettere anche a chi non ha partecipato di utilizzare gli stimoli e i pensieri che hanno circolato nel corso dell'intera giornata.

Dante Baronciani [PDF 2.44 MB]

Cristina Trentini [PDF 2.94 MB]

Mauro Zaffaroni [PDF 3.80 MB]

Da parte di tutto la staff di CHANGE un GRAZIE sincero ai relatori e al pubblico.

Se volete, mandateci i vostri commenti e le vostre riflessioni, cliccando su "Commenta" in fondo alla notizia             (NB: occorre essere registrati e connessi al sito: torna alla home page e vai in basso a destra).

Le vostre segnalazioni ci serviranno per continuare a pensare e a produrre proposte su questo argomento così cruciale nella vita delle persone e delle famiglie.


 
La pratica del medico e le paure del paziente PDF  | Stampa |  E-mail

jervis.jpgGiovanni Jervis è morto lo scorso agosto all'età di 76 anni.

Medico psichiatra, subito dopo la laurea ha lavorato con l'antropologo Ernesto de Martino; è stato uno dei primi collaboratori di Basaglia, e in seguito ha diretto i sevizi territoriali di psichiatra a Reggio Emilia; ha contribuito alla nascita della rivista Sapere diretta da Giulio Maccacaro ed ha infine assunto la direzione della cattedra di psicologia dinamica all'Università di Roma.

Il suo Manuale critico di psichiatra del 1975 è stato uno dei libri più importanti e più discussi del secolo scorso, anche al di fuori dell'ambito specialistico.

Alieno dalle mode e dalle ideologie, Jervis ha mantenuto sempre una rigorosa libertà di pensiero, ciò che non di rado ha provocato divergenze e scontri, a partire da quello con Basaglia. Moderno illuminista, uomo della ragion, ha criticato in più occasioni la deriva postmoderna così diffusa negli ultimi decenni.

Per ricordare uno studioso e un amico, ripubblichiamo qui un suo intervento del 2006 per La parola e la Cura


La medicina è  anzitutto una istituzione, ossia un insieme di regole, abitudini e strutture complesse, composite, fatte di medici e pazienti, di ospedali, di laboratori, di capitali e di interessi, di minute storie di sofferenza e di grandi carriere, di idee precise e di molte idee imprecise.  E' un insieme di pratiche.

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DI FOTOGRAFIE, EMOZIONI, COLORI E ALTRE SCIOCCHEZZE... PDF  | Stampa |  E-mail

000000061.jpgConversazione con Giulio Ameglio in occasione della sua mostra fotografica Spunti di vista


Ho sempre nutrito un profondo scetticismo verso i fotografi, - sorrise
Yngvar -  manipolano la realtà e la chiamano autentica.

Anne Holt - “Quello che ti meriti”

 

 


Giorgio Bert: Vorrei partire da una riflessione. Per molto tempo si è sostenuto che la fotografia descrivesse la realtà in maniera oggettiva, ma ormai molte persone sanno benissimo che è possibile costruire istantanee, come il famoso “Bacio” di Doisneau, oppure che si può cambiare il significato di un’immagine utilizzando filtri, modificando la posizione di ripresa, la profondità, e così via; l’oggetto rimane lo stesso, ma il significato è mutato.

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“Sliding doors" e i mondi possibili PDF  | Stampa |  E-mail

slidingdoors.jpgNarrazione cinematografica e cambiamento sistemico
di Massimo Giuliani

Versione riveduta e aggiornata dell'articolo

"SLIDING DOORS" E I MONDI POSSIBILI - Narrazione cinematografica e Psicoterapia Sistemica,

pubblicato nel 2001 sul sito http://www.psiconline.it

 

"La palla è rotonda. Il gioco dura novanta minuti.
Fin qui tutto è chiaro. Tutto il resto è teoria.
Cominciamo".
("Lola corre")

 

 

 


 0. Intro
"…Chi siamo? Da dove veniamo? Dove stiamo andando?
Come facciamo a sapere quello che crediamo di sapere? Soprattutto: perché crediamo?
Innumerevoli domande che cercano una risposta;
una risposta che genera una nuova domanda.
E la risposta successiva di nuovo un'altra domanda, e così via. E così via.
Ma - in fondo - non è sempre la stessa domanda.
E non è sempre la stessa risposta".
("Lola corre")

Cosa ha a che fare "Sliding Doors" con la selezione naturale?
E l'arte con il congiuntivo? E la carica elettrica del protone con il narrare storie? E cos'è che lega tutte queste cose con la psicoterapia?

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Si fa presto a dire sciroppo… PDF  | Stampa |  E-mail

sciroppo_bambini.jpgAlla fragola o alla banana? Di solito è questo l’unico dubbio che assale una mamma quando deve scegliere, tra mille sciroppi, quello più adatto per il proprio bambino raffreddato. Nessuna preoccupazione riguardo alla sicurezza: i prodotti da banco, anche quelli destinati ai più piccoli, sono giudicati innocui.

Non è detto. Un gruppo di pediatri statunitensi afferma che i medicinali per bambini sono spesso inefficaci e, nei più piccoli, anche pericolosi. La tesi è duramente contrastata dalle industrie farmaceutiche, ma il dato emerge da una osservazione condotta negli USA dai Centri per il controllo e la prevenzione della malattie. Ebbene tra il 2004 e il 2005 oltre 1.500 bambini sotto i 2 anni sono finiti al pronto soccorso dopo aver assunto farmaci da banco contro tosse o raffreddore, e di questi tre sono poi deceduti.
Il rischio di avere effetti collaterali, è bene precisarlo, è molto basso, ma i pediatri si chiedono se valga la pena correrlo, visto che non è chiaro il bilancio rischio beneficio: le dosi per i bambini sono stabilite in base a quelle per adulti, e poi adattate a seconda del peso corporeo medio di una certa fascia di età. Inoltre, questi medicinali non sono testati sui bambini per verificarne l’efficacia e la sicurezza: le poche ricerche condotte hanno invece dimostrato che in genere non ottengono risultati migliori rispetto al placebo nel trattamento dei sintomi.

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Imbroglione si traduce “counsellor”? PDF  | Stampa |  E-mail

ilgattoelavolpe.jpgA quanto si è visto nel corso di una puntata di Striscia la notizia sembrerebbe proprio di sì!

Un'intraprendente signora dotata di molta fantasia e di poca onestà, certo aiutata dall'abbondanza di creduloni che da sempre allieta la vita dei ciarlatani, si propone come guaritrice della miopia, (è una cosa psicosomatica dice, con l’aria di chi afferma una cosa risaputa e ignota solo al poco informato cliente), si esibisce in misteriose movenze per “mettersi in contatto con il corpo” e convincerlo a rinunciare alla fastidiosa miopia e alla fine, impavida, riscuote.

A noi che importa? Il fatto è che la signora si presenta si come “ottica” ed esperta in una terapia oculistica del tutto inesistente, ma per aggiungere allori al suo curriculum sostiene di utilizzare il counselling.

Peggio ancora, alla richiesta dell’inviato di Striscia che senza mezzi termini la accusa di truffa, chiedendole in base a cosa si fa chiamare “dottoressa”, insiste sostenendo a muso duro di essere dottoressa in counselling.

Non saremo noi a eliminare dalla terra (e dall’Italia…) gli imbroglioni e i truffatori: in questo caso sembra che ci abbia pensato la Finanza.

Ma preoccupa la sempre maggiore facilità con cui persone varie, non sempre in mala fede, si autodefiniscono “counsellor”: di recente a un nostro seminario una partecipante si è presentata come counsellor, ma alla richiesta di raccontare il suo iter formativo come counsellor ha detto con aria stupita “bè… sono psicologa…”

La S.I.Co. ha inviato una  lettera di precisazione a Striscia la notizia.

Restiamo vigilanti tutti e prendiamo l’abitudine di precisare che il counsellor non è uno che dice di fare counselling, ma uno che ha studiato il counselling.

Per i tre anni regolamentari.

Possibilmente bene e con serietà.

 
Counselling e lutto PDF  | Stampa |  E-mail

lutto.jpgL'intervento di counselling nelle fasi precoci di una esperienza di lutto è previsto e sperimentato da anni in tutti i paesi che prima dell'Italia hanno introdotto il counselling come prima risposta di aiuto nelle situazioni di normale difficoltà, sofferenza, crisi.

La normalità del dolore nel momento in cui si perde una persona cara rischia di essere negata da interventi inadeguati, minimizzanti o consolatori o da interventi eccessivi che trasformano il lutto in una esperienza anomala, da cui non si esce senza cure (terapie) adeguate.

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Aria fotografata PDF  | Stampa |  E-mail

stefano.jpgStefano Beccastrini, ISDE
L'ARIA FOTOGRAFATA
Convegno AIPO Toscana
Arezzo, 13 novembre 2008

"In fondo, la Fotografia è sovversiva
non quando spaventa, sconvolge
o anche solo stigmatizza,
ma quando è pensosa"
Roland Barthes

Scientificamente parlando, l'aria è la miscela di gas che compongono l'atmosfera terrestre ma tale definizione, seppure esatta, risulta di scarso aiuto quando, come stasera, dobbiamo parlare dell'aria quale fonte di ispirazione artistica, nel caso specifico dell'arte fotografica.
L'aria fotografata sicuramente non è l'aria della scienza e dunque  non è la miscela di gas che compongono l'atmosfera terrestre, apparendo ciò, almeno attualmente e lo dico scusandomi dell'ostico termine, infotografabile (attendo comunque smentite, che sarebbero accolte con gioia, legate al fatto  che un geniale fotografo riesca a fare una foto che sappia pienamente esprimere questa natura scientifica dell'aria: sono sempre stato convinto che l'uomo, tramite i vari linguaggi artistici, alla fine riesca ad esprimere le cose più apparentemente difficili e complicate, Raymond Queneu scrisse persino un bellissimo poema sulla cosmologia).

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Counselling per burnout nei medici norvegesi PDF  | Stampa |  E-mail

burnout.jpgUna ricerca condotta su basi statistiche rigorose su oltre 200 medici norvegesi ha mostrato come un intervento di counselling di breve durata sembri essere in grado di ridurre nei soggetti in questione lo stress emotivo e il burnout e di migliorare lo stato di benessere.

È possibile leggere l’articolo completo sul sito del British Medical Journal.

 
When you come into my room PDF  | Stampa |  E-mail

when.jpgUn recente articolo apparso sul New York Times (23 ottobre 2008) mostra, basandosi su testimonianze e studi attendibili, che la competenza narrativa può cambiare radicalmente l’approccio alla medicina, con indiscutibili vantaggi in termini di benessere sia per il medico che per i pazienti.

Lo testimonia tra gli altri il dottor Guthikonda, clinico ospedaliero, che dopo avere letto e meditato una poesia: “When you come into my room” (Quando entri nella mia stanza), scritta da un paziente e pubblicata sulla importante rivista medica JAMA, ha drasticamente modificato il suo modo di comunicare coi malati.

 

Ecco alcuni versi tratti dalla poesia:

Quando entri nella mia corsia devi conoscere i fatti della mia vita
Devi sapere che ci sono informazioni non contenute nella cartella clinica
Che sono sposato da 40 anni, ho quattro figli e quattro nipoti
Che amo la sensualità della vita terrena, la bellezza, i viaggi;
che amo mangiare, bere Scotch J&B, il teatro, l’opera, la Chicago Symphony, il cinema, il tennis,
camminare, correre, il campeggio…
Che ho una malattia cronica e cerco salute, non terapie

Lasciar parlare la voce della vita, non solo quella della medicina trasforma il rapporto medico-paziente in una relazione di cura.

È possibile leggere l’articolo completo sul sito del New York Times.

 
Parole dimenticate - a cura di Michela Ferrari PDF  | Stampa |  E-mail

segesta.jpgIl libro può essere richiesto a:

Segesta2000 s.r.l. - Gruppo Segesta

Via M. Quadrio 14

20154 Milano

 

Il Gruppo Segesta è un’organizzazione specializzata nell’offerta di Servizi Sanitari e Socio-Assistenziali, che propone tra le molte e diverse attività strutture residenziali per persone anziane.

In questo contesto è in atto un progetto intergenerazionale denominato “Archivio delle memorie”, che ha l’obiettivo di mettere in comunicazione persone anziane e bambini per promuovere la reminiscenza attiva.

Esso mira all’integrazione tra generazioni attraverso incontri tra bambini e anziani.

Il lavoro della memoria, stimolato dalle domande dei bambini, permette agli anziani di ripercorrere momenti importanti della loro vita e di ridefinire così la propria identità individuale, oltre e al di là della generica qualifica di “anziano in struttura”.

La struttura stessa può così essere non solo un contesto protetto per persone fragili ma anche un’occasione per riscoprire la propria cultura e le proprie risorse.

Parole dimenticate è il risultato di una ricerca e di una esplorazione: interrogando i “nonni”,  i bambini sono andati a caccia  di filastrocche, canzoni, conte, proverbi, non limitandosi agli ospiti delle strutture ma estendendo le interviste ai “nonni” in senso lato, agli anziani cioè che fanno parte della cerchia familiare.

Stimolati da una lettera scritta dai bambini, gli anziani hanno prodotto, oltre ai materiali richiesti, elementi autobiografici coinvolgenti e spesso commoventi.

L’uso frequente del dialetto ha permesso di sottolineare l’importanza e la centralità delle radici culturali.

Un lavoro che arricchisce tutti quanti perché, come sottolinea la curatrice, “i “nonni” ci tramandano saperi, saggezza, consigli e sono portatori di preziosi ricordi”

Riportiamo di seguito la presentazione di Giorgio Bert...

 

 

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Sylvie Coyaud - Il dubbio nel cervello PDF  | Stampa |  E-mail
sylvie.jpgEsistono ricerche scientifiche sul dubbio? Certo che esistono, solo che i risultati sono… Giudichino i lettori. Nel 1996, Antonio Damasio pubblicava l’articolo di riferimento “The somatic marker hypothesis and the possible functions of the prefrontal cortex”. Lavorando con pazienti affetti da lesioni della corteccia prefrontale, Damasio proponeva l’esistenza di “marcatori somatici”.

 La riassumo alla buona: quell’area del cervello integra le rappresentazioni degli eventi esterni, fornite da segnali fisiologici come il sudore, la pelle d’oca, il nodo allo stomaco, e anche sensazioni corporee più piacevoli. Dovendo decidere, un cervello integro procede automaticamente a elaborare i segnali, anche in presenza di eventi la cui incertezza non può essere risolta ragionandoci sopra. L’ipotesi poggiava su osservazioni cliniche: i pazienti lesi in quel punto non riuscivano a prendere decisioni, anche se presentavano un quoziente d’intelligenza normale.

La premessa di Damasio, accennata nell’Errore di Cartesio (Adelphi, 1995), è che il dubbio sia una dissonanza fra le nostre reazioni fisiologico-emotive: un tuffo al cuore e insieme un’esultanza per esempio.

Noi non sappiamo cosa fare finché esse rimangono in bilico. Se una prevale, ce ne fidiamo.
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Un medico counsellor è un medico più efficace? PDF  | Stampa |  E-mail

placebo.jpgQuesto è almeno quanto si può arguire da una ricerca pubblicata sul British Medical Journal del 3 maggio 2008. La patologia studiata è il colon irritabile: una sindrome le cui cause sono ignote e che colpisce, secondo alcune statistiche, oltre 1/5 della popolazione.


I sintomi del colon (o intestino) irritabile danneggiano seriamente la qualità della vita di coloro che ne sono affetti. Non esiste al momento attuale una terapia efficace e risolutiva.

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Se le parole lasciano tracce PDF  | Stampa |  E-mail

tin.jpgCostruzione e sperimentazione di una cartella delle comunicazioni in un reparto di Terapia Intensiva Neonatale

di Silvana Quadrino


"Andrea, 24 settimane di gestazione, 620 grammi di neonato, in Terapia Intensiva da 5 giorni, ha avuto una crisi molto grave  durante la notte. Il papà non c’era, era andato a riposare per qualche ora;  la mamma è ancora immobilizzata in ostetricia dopo un parto drammatico. I medici si sono affaccendati intorno a lui, poi il piccolo si è stabilizzato. Difficile dire se quella crisi ha un significato per l’evoluzione futura di Andrea: si aspettano ancora i risultati di alcuni esami, tutto è ancora molto incerto; ma certamente il rischio che Andrea abbia nuove crisi più gravi, forse fatali, esiste. D’accordo con la caposala, i medici presenti quella notte decidono che, in assenza di nuovi dati clinici, non è opportuno per il momento dire al papà che il rischio di non sopravvivenza è un po’ più alto di prima.
Durante la giornata le informazioni sulle condizioni del  piccolo vengono date al papà con correttezza e precisione, ma senza affrontare il discorso (del resto non ancora accertato) del rischio di morte.
La notte seguente il papà ferma il medico di turno per avere notizie anche da lui; il medico scorre la cartella clinica, scuote il capo e dice che, vista la crisi della notte precedente, ritiene opportuno che i genitori sappiano  che le speranze di vita di Andrea sono ormai molto scarse..."

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Algoritmi comunicativi, qualità della comunicazione e qualità della vita in reparto PDF  | Stampa |  E-mail

medico-paziente.jpgFra i problemi più frequentemente riportati sia dai professionisti sanitari che dai pazienti e dai familiari le discrepanze nell’informazione e nelle comunicazioni in genere sono segnalate ai primi posti.

I professionisti segnalano di essere spesso messi in difficoltà da contestazioni mosse dai pazienti sulla base di affermazioni tipo "ma il dott. X invece mi ha detto…", "ma io non ne sapevo niente, dovevate avvertirmi" e così via.

I pazienti e i familiari segnalano di ricevere informazioni e richieste contraddittorie e confusive. Segnalano inoltre di non trovare il modo per chiedere precisazioni, spiegazioni e così via
Uno strumento che sta rivelando la sua utilità sia in ambito ospedaliero che nelle medicina di territorio è la costruzione, in gruppi di pari, di algoritmi comunicativi che traccino linee condivise nelle comunicazioni relative al percorso diagnostico-terapeutico nelle sue diverse fasi, ai comportamenti richiesti al paziente ecc.

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Le ragioni della scienza e quelle del paziente PDF  | Stampa |  E-mail

000000038.jpgLa rivista Tempo medico del 9 marzo 2006 pubblica una recensione
della nuova finestra di Giorgio Bert Ma perché non fa quel che le ho detto?

 

Giorgio Bert spiega perché spesso i malati ignorino i consigli dei medici

Ma perché non fa quel che le ho detto?
Chi non ha mai rivolto questa domanda a un proprio paziente, magari con malcelata irritazione, scagli la prima pietra.
Inspiegabilmente irragionevole, riottoso come un bambino, testardo fino all’esasperazione: verosimilmente questi sono gli epiteti che per primi vengono alla mente quando ci si trova di fronte alle inadempienze e alle trasgressioni del malato ribelle di turno. Ai quali, altrettanto presumibilmente, fanno subito seguito considerazioni del tipo: "Eppure, è così ovvio che quello che gli prescrivo è per il suo bene!" e "in fondo dovrebbe essere lui stesso a desiderarlo!". Ma se le ragioni e gli obiettivi delle decisioni cliniche sono tanto inoppugnabili, perché così spesso i pazienti le mettono in discussione o, peggio ancora, le disattendono di nascosto? Dato per scontato cha non hanno nulla di personale contro il loro curante - altrimenti neppure lo consulterebbero - come si spiega la loro sconsideratezza?

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Alcune riflessioni sul "Mondo dell'altro" PDF  | Stampa |  E-mail

In ogni colloquio professionale in ambito sanitario sono presenti tre diversi aspetti:


· Epistemologico: come conosco l’altro in quanto paziente (anamnesi, esame obiettivo…)
· Pragmatico: cosa posso fare a suo vantaggio
· Etico: questo aspetto ha a che fare con i valori, che a loro volta definiscono i comportamenti e le priorità

E’ questo il contesto entro cui si devono prendere le decisioni

L’aspetto epistemologico e quello pragmatico hanno a che fare coi fatti: la crescente complessità dell’atto decisionale legata al rapido progresso della scienza richiede che i fatti siano per quanto possibile scientificamente fondati. Essi, pur nella concezione probabilistica della medicina che non prevede certezze definitive, si comportano come “verità provvisorie” : in altri termini ciò significa che:

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Effetti dell'epidemiologia sulla medicina clinica PDF  | Stampa |  E-mail

di Giorgio Bert

L’irruzione dell’epidemiologia nella medicina clinica ha fornito a quest’ultima uno strumento potente ma anche pericoloso, nel senso che può produrre e produce effetti negativi spesso imprevisti.
Gli aspetti positivi sono innegabili: primo tra tutti la possibilità di distinguere tra conoscenze valide sul piano scientifico, ipotesi non verificate e congetture apparentemente prive di basi razionali.
La diffusione (talora perfino un po’ eccessiva) della evidence based medicine ha incentivato l’interconnessione tra epidemiologia e medicina clinica, ma ha prodotto anche effetti collaterali indesiderati.
E’ frequente infatti anche in chi ha una formazione scientifica la tendenza a confondere tra loro diversi livelli logici e a saltare dall’uno all’altro senza rendersene conto. Il risultato è spesso un’equazione ingenua ma alquanto pericolosa:


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Sulla chiarezza nel comunicare PDF  | Stampa |  E-mail

di Giorgio Bert 

Quando viene richiesto agli operatori sanitari di indicare le principali difficoltà che riscontrano nella comunicazione professionale, una buona parte di essi fa riferimento alla chiarezza, alla comprensibilità del messaggio che essi inviano.
Chiarezza e comprensibilità sono concetti complessi, e le difficoltà segnalate hanno a che fare con situazioni e contesti alquanto differenti tra loro.

- Il linguaggio: è questo l’ostacolo più ovvio e immediato alla reciproca comprensione. Viene spesso sottolineato il rischio comunicativo connesso con l’uso e l’abuso di termini tecnici, che in effetti esiste ed è piuttosto frequente; minore attenzione viene invece posta alla competenza linguistica dell’ascoltatore. In realtà. anche l’impiego di parole difficili e di uso non comune può rendere difficile la comunicazione: termini come “obsoleto”, “bislacco”, “sesquipedale”, “panoplia” non sono necessariamente presenti nel dizionario personale di chiunque. Il rischio di incomprensione è in questi casi accentuato dal fatto che le persone sovente si vergognano di chiedere delucidazioni nel timore di sembrare ignoranti, e il silenzio fa pensare a chi parla di essere stato capito.
E’ ovvio che in una società multiculturale tale rischio possa risultare più elevato; va però detto che, restando in Italia, anche il colloquio con chi si esprime in bergamasco o in calabrese stretto può presentare notevoli difficoltà; e d’altra parte avviene che la persona possa trovare difficile tradurre in italiano ciò che è abituato a pensare in dialetto.

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Comunicare l'incertezza PDF  | Stampa |  E-mail

di Giorgio Bert

In principio l’atto medico è l’incontro tra un professionista (il medico) e un cliente (il paziente).
L’incontro prevede due momenti essenziali: la diagnosi e la terapia.
La diagnosi ha a che fare con due ambiti diversi, che potremmo chiamare il regno dei segni e il regno dei sintomi.
Chiamiamo “segni” tutti gli elementi in qualche modo misurabili o rilevabili obiettivamente tramite gli strumenti più vari: mani, stetoscopio, elettrocardiografo, apparecchiature radiologiche, strumenti di laboratorio, ecc.
I “sintomi” sono invece descrizioni che il paziente fa su di se: dolori, sensazioni di malessere diverse e in genere ogni forma di disagio ritenuta a torto o a ragione di interesse clinico.

Il mondo dei segni è il regno della scienza; in questo ambito le conoscenze si basano sul metodo scientifico come definito dalla nostra storia e dalla nostra cultura.

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Il mondo degli altri PDF  | Stampa |  E-mail

Nessun uomo
è un’isola


Nessun uomo è un’isola,
completo in se stesso;
ogni uomo è
un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una nuvola
venisse lavata via dal mare,
l’Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.

La morte di qualsiasi uomo
mi sminuisce,
perché io
sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
suona per te.

(J.Donne)


Comunicare significa ammettere che è possibile condividere con altri uno spazio entro cui vengono scambiati messaggi: messaggi che si presume possano essere inviati, ricevuti e compresi.
Un sistema umano può essere descritto come una rete di messaggi che continuamente mettono in relazione tutti con tutti in un ininterrotto intrecciarsi di invii e di risposte.

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Il rischio è (solo) mio e lo gestisco (solo) io PDF  | Stampa |  E-mail
Un’intervista a Giorgio Bert apparsa su Và Pensiero, la rivista on-line de Il Pensiero Scentifico Editore


Cosa le viene in mente sentendo parlare di "rischi per la salute"?

Per cominciare, quanto siano veloci i cambiamenti culturali.
Una trentina d’anni fa, allorché a proposito di rischio si parlava di comunicazione e di prevenzione, quello che nell’immaginario collettivo dominava era il rischio ambientale. Il pubblico lo andava scoprendo attraverso due vie principali: la diffusione del pensiero ecologico (e dello stesso termine "ecologia") dall’ambito scientifico a quello più generalmente culturale; e le lotte operaie per la salute negli ambienti di lavoro, la cui nocività e pericolosità veniva resa nota al pubblico da episodi gravi o gravissimi, prevalenti nell’industria chimica (IPCA, Montedison) ed estrattiva, ma non solo in esse.
Appariva chiaro lo scontro tra due epistemologie contrapposte: da una parte l’industria tendeva a ignorare, a sottovalutare o a monetizzare il rischio in nome della competitività e del profitto; dall’altra i lavoratori diventavano via via consapevoli dell’importanza e della gravità effettiva dei rischi ambientali per la salute loro e dei loro familiari.

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Un counsellor in un reparto di Terapia Intensiva Neonatale PDF  | Stampa |  E-mail

incubatrice-2.jpgSilvana Quadrino
Scuola di Counselling Sistemico CHANGE – Torino
Da Rivista della Società Italiana Counselling, 2005

Una presenza insolita: un counsellor in un reparto di Terapia Intensiva Neonatale: storia di un’esperienza

L’antefatto
Diciamo subito che la presenza di un professionista  non sanitario in un reparto di Terapia Intensiva non è facilmente accettata: i ritmi, il succedersi di emergenze, e anche il clima emotivo che le accompagna e le segue producono  legami particolari fra chi lavora all’interno, e una conseguente diffidenza per chi viene da fuori. Poi ci sono motivi oggettivi, la scarsità di spazio che può rendere l’estraneo ingombrante o addirittura ostacolante, le esigenze di sterilità, e la necessità che nessuna notizia o informazione clinica venga data o lasciata intuire da parte dei “non addetti”: la responsabilità delle informazioni è e resta del personale medico.

Proporre la sperimentazione di un intervento di counseling in un reparto di questo tipo presuppone quindi alcuni prerequisiti: per cominciare, una sufficiente conoscenza del contesto e delle sue specificità, una chiara definizione degli obiettivi e dei limiti dell’intervento. Inoltre  è indispensabile un incontro, inteso come reale condivisione di quella che potremmo definire l’impostazione ideologica dell’intervento, e come reciproca stima e fiducia.

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Professionisti sull'orolo di una crisi di nervi PDF  | Stampa |  E-mail

0000000321.jpgQUANDO SERVE E A COSA SERVE IL COUNSELLING INDIRETTO

di Silvana Quadrino

Da La parola e la cura, edizioni CHANGE, primavera 2004

C’è una verità semplice ma poco esplicitata che si scopre lavorando con professionisti (insegnanti, infermieri, educatori, medici ecc.) che devono (non possono non) comunicare con i loro utenti-pazienti-clienti in situazioni sempre diverse, non sempre ideali, con la consapevolezza che dalla qualità della loro comunicazione dipende gran parte del successo del loro intervento: comunicare stanca.
Stanca scoprire che ciò che si è detto è stato frainteso, che ciò che è stato detto e apparentemente capito non viene però tradotto nei comportamenti richiesti. Stanca scontrarsi con la volontà dell’altro, con le sue convinzioni, i suoi pregiudizi, e scoprire che non basta spiegare che “le cose non stanno come lei crede” perché l’altro modifichi le sue idee, concordi con noi, ci renda finalmente più facile il dialogo con lui.

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Doveri del medico, diritti del sano PDF  | Stampa |  E-mail

Doveri del medico, diritti del sano… Aiutatemi a capire

di Marcello Zancan

Marilda soffre di un disturbo di personalità. Paranoide.
Non ha avuto la vita facile. Probabilmente violentata dal padre da bambina. Non difesa dalla madre, donna infelice a sua volta, ed arida. Fa l’insegnante elementare, con entusiasmo ed impegno. Almeno fino a qualche tempo fa. Ha un figlio, un po’ problematico da piccolo, ora ventenne intenso, maturo, bello, attento e disponibile. Aveva un marito. Ne ha voluto la separazione (lui “la controllava con il pendolino”; ma forse covavano anche altre motivazioni, probabilmente più comuni e banali). Abitano un appartamento che è stato facile dividere in due, che possono frequentare senza incontrarsi. Il figlio stava con la madre; voleva aiutarla. Lei lo ama. Ha cercato di baciarlo in bocca. Lui è sceso a stare con il padre. Marilda non ha gradito questa scelta.

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Cure materne PDF  | Stampa |  E-mail

Per sangue o per mestiere: la difficile relazione fra professioniste della cura e madri

di Silvana Quadrino

Ho in mente pediatre. Ma anche fisioterapiste, logopediste, infermiere pediatriche. E, per estensione, educatrici e insegnanti di scuole per l’infanzia, operatrici sociali. Risento le loro parole mentre raccontano del loro lavoro, soprattutto mentre ne raccontano le difficoltà, i momenti di crisi, i momenti di rabbia impotente. Si occupano di bambini, hanno fatto di quello che è il compito “naturale” della donna - occuparsi dei bimbi, curare i loro mali, riparare là dove c’è un danno, farli stare bene - una professione in cui investono moltissimo di sé.
Le riascolto parlare di altre donne: donne con cui condividono quei compiti, perché sono le madri di sangue dei loro piccoli “clienti”. Mi sono sorpresa, già molti anni fa, riconoscendo a volte in quelle descrizioni, nei toni, nella scelta delle parole, quella riprovazione più o meno contenuta, quella delusione preoccupata con cui certe madri parlano delle loro figlie “che non saranno mai le madri che loro avrebbero voluto che fossero”.

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La comunicazione è narrativa PDF  | Stampa |  E-mail

Descrivere ciò che vediamo o "narrare" un’immagine servendoci dei nostri modelli mentali precostituiti...?
Il significato di un’immagine sta nell’occhio di chi guarda...

Questa immagine è stata mostrata a un gruppo di allieve del secondo anno del corso professionale di counselling:

ragazza.jpg
La domanda posta è stata: "Dite cosa avete visto".
L’immagine è stata proiettata per un minuto.

Le risposte sono state le seguenti:

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Il paziente irragionevole PDF  | Stampa |  E-mail

paziente_irragionevole.jpgUn articolo di Giorgio Bert apparso sul n°85 di "Và Pensiero", la rivista on-line de Il Pensiero Scientifico Editore

Il paziente o la paziente irragionevole fanno parte della vita quotidiana di ogni medico. Sappiamo che l’intervento, l’indagine diagnostica, il ricovero, la dieta, la regolare assunzione dei farmaci sono provvedimenti necessari: non perché facciano comodo a noi, ma per la sua stessa salute, e lui (o lei) - duro, irremovibile - si ostina a non accettare consigli e prescrizioni. Sembra quasi che voglia sfidarci, come se la sua salute riguardasse noi e non lui.

Due o tre pazienti così e si torna a casa irritati e frustrati: "Ma possibile che non capisca?... Eppure è solo questione di ragionare. E’ ostinato. E’ irragionevole. E’ cattivo? E’ matto? Ce l’ha con me?... Ma che vada a quel paese!" Se siamo arrivati a questo punto, significa che ci siamo fatti "incastrare", significa che abbiamo accettato di giocare il suo gioco: quello di "vediamo chi la vince".

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Da puoi a devi PDF  | Stampa |  E-mail
La salute della donna fra benessere e dover essere

Rivista Janus, Medicina e retorica, numero 7 autunno 2002
di Silvana Quadrino

Prima pagina de “La Repubblica”, 20 luglio 2002. Dei tre titoli che occupano la pagina, due riguardano la politica nazionale e internazionale. La terza: “Ormoni, l’inganno americano”; sottotitolo “L’allarme negli USA per le cure contro la menopausa è un attacco irrazionale al mondo femminile”.
Stesso giornale, pag. 23: “Allattare fa bene alle mamme: così, meno tumori al seno”. L’articolo, illustrato dalla solita immagine di una mamma bellissima (siamo mai state così, a pochi giorni dal parto, con la casa invasa da pannolini, culla, carrozzina, parenti, regali inutili e tanto tanto sonno…?) che allatta un tenero e quieto bebè, è enfatizzato da un grassetto che sopratitola: “La scoperta”, e spiega: “Questi i risultati di uno studio scientifico pubblicato su Lancet”.

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Pensare per storie PDF  | Stampa |  E-mail

di Giorgio Bert

Nella specie umana la conoscenza della realtà passa attraverso la narrazione: l’uomo è un animale che racconta storie.

Ogni informazione che giunge alla mia mente attraverso i sensi assume, per divenire esperienza, la forma di una storia: anche semplicissima, elementare.

“Mi sono punto un dito…” è già una storia: la storia di una sensazione dolorosa specifica. “Mi sono punto l’indice della mano sinistra con una spina di rosa…” è una storia più complessa; “stamattina mi sono punto il dito mentre potavo il rosaio perché mi sono distratto guardando la mia graziosa vicina che stendeva il bucato come fa ogni giovedì…” è una storia ancora più complessa, una vera e propria narrazione: come osserva l’antropologo Gregory Bateson, l’uomo pensa per storie.

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