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CHANGE è stato fondato a Torino nel 1990 per diffondere il metodo del counselling sistemico in Italia

Oggi CHANGE è:
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Change e lo sviluppo del counselling in Italia PDF  | Stampa |  E-mail

Ci sono momenti, nella storia di una professione come nella storia di un'ideologia, che richiedono un ripensamento critico. La storia va veloce, the times are changing, i ricordi trasformano i fatti, consapevolmente o no.
La storia del counselling in Italia è breve, e già ci si trova a fare i conti con storie mutilate, aggiustate, dimezzate: storie in cui non è più chiaro che in Italia la professione del counsellor e l'intervento di counselling sono nati in un momento preciso e da una esigenza precisa: quella di individuare e definire modi di intervento e di risposta alle situazioni di criticità laddove sembrava che potessero esistere solo, unicamente ed esclusivamente risposte e interventi di tipo psicologico o psicoterapeutico.

La storia delle professioni in Italia è pesantemente condizionata dall'esistenza degli albi professionali, che hanno incoraggiato atteggiamenti di difesa di categoria spinti a livelli estremi: troppo spesso l'obiettivo degli albi non è stato la promozione della qualità professionale degli associati, ma la delimitazione rigida di spazi esclusivi, con querelles infinite su chi può fare cosa e chi può vietare a chi di fare cosa. Come l'eterna questione sul diritto all'esercizio della "terapia", periodicamente riproposta da qualche medico contro chiunque utilizzi questo termine per definire il proprio intervento senza essere medico: arrivando in un paio di occasioni fino al paradosso di proporre che venga vietato l'esercizio della psicoterapia agli psicologi non medici (anche se formati come psicoterapeuti), e rivendicando invece il diritto di qualsiasi medico, indipendentemente dalla sua formazione psicoterapeutica, ad esercitare la psicoterapia proprio in quanto "terapeuta" a tutti gli effetti…
E' questa storia tutta italiana che ha richiesto e richiede attenzione e rigore nel definire, collocare, precisare gli spazi del counselling, e a differenziarli dalle psicoterapie e dagli interventi psicologici.
Differenziarsi non significa contrapporsi, ma neppure  subordinarsi: l'idea che il counselling sia " la psicoterapia dei poveri" nasce proprio dalla incapacità di vedere la collocazione e l'obiettivo dell'intervento di counselling, che ne fanno un intervento del tutto specifico, come del tutto specifica è la domanda a cui l'intervento risponde.


Un po' di storia non fa mai male
1988
: il termine counselling (counseling) in Italia era quasi del tutto ignoto. Non del tutto: nasceva in quell'anno l'ASPIC, storico gruppo di orientamento gestaltico, che proseguiva l'attività di formazione al counselling iniziata nel 1984 dal Gestalt Counseling Training Center di Roma; e naturalmente erano attivi alcuni gruppi di psicoterapeuti di orientamento rogersiano, che applicavano i principi della terapia centrata sul cliente che costituisce una delle matrici dell'intervento di counseling.
Counseling, psicoterapia, psicologia: in quella prima fase il legame era strettissimo, quasi obbligato: l'albo degli psicologi e degli psicoterapeuti, che avrebbe dovuto definire il percorso formativo degli psicoterapeuti, differenziarlo da quello dei "semplici" psicologi, definire ambiti e spazi di intervento ecc. era ancora in alto mare. Impossibile, in quella fase, avere una mappa sufficientemente chiara di tutto ciò che era intervento di aiuto basato sulla parola, e di conseguenza collocare in quella mappa un intervento chiamato counseling.
In quello stesso anno era in fase di realizzazione a Torino il primo intervento definito ufficialmente di formazione al counselling, affidato a me e a Giorgio Bert dall'Area di Epidemiologia della Regione Piemonte. L'intervento era rivolto ai medici della ASL 1 di Torino che avrebbero partecipato a una ricerca sulla efficacia dell'intervento di counselling nella riduzione dell'abitudine al fumo dei loro pazienti, replicando una analoga ricerca svolta in Canada qualche anno prima.

Ma cosa era concretamente l'intervento di counselling che i medici torinesi avrebbero dovuto utilizzare con i loro pazienti? In assenza di una tradizione nell'uso del counselling in ambito sanitario, già ben radicata in Canada e nei paesi di lingua inglese, la nostra ipotesi era che l'intervento di counselling applicato da un medico coincidesse con una competenza comunicativa di alta qualità, tale da permettergli di svolgere con maggiore efficacia interventi informativi, educativi, di affiancamento nelle decisioni ecc. restando però rigorosamente in un ambito non psicologico, né psicoterapeutico. E questo era l'obiettivo dell'intervento formativo che mettemmo in atto in quell'occasione, utilizzando una cornice teorica di tipo sistemico ma evitando qualsiasi contaminazione con la psicoterapia sistemica, e applicando una metodologia formativa del tutto innovativa, progettata e sperimentata in quell'occasione.

A quella prima esperienza, validata dall'esito positivo della ricerca (i medici torinesi formati al counselling ottennero un numero di risultati positivi paragonabile a quello ottenuto dai colleghi canadesi) seguirono, fra il 1990 e il 1993, una serie di corsi di counselling rivolti a medici di medicina generale, pediatri, infermieri, in particolare infermieri dei reparti malattie infettive: l'AIDS allora uccideva, e gli infermieri si stavano rendendo conto per primi di non possedere strumenti professionali adeguati per fronteggiare i problemi di comunicazione e di relazione che poneva loro il rapporto di cura con pazienti terminali spesso giovanissimi, con le loro famiglie, con i loro partner. Erano soprattutto questi professionisti a sottolineare l'esigenza di corsi che non somigliassero a supervisioni, e che dessero loro indicazioni concrete per fronteggiare momenti di comunicazione fortemente emotivi e drammatici senza trasformare il loro lavoro in un intervento simil-psicologico.
L'intervento di counselling, grazie a queste prime esperienze, consolidava sempre più le sue caratteristiche di intervento a sé stante, separato e differenziato dall'intervento psicologico e accuratamente radicato nella realtà operativa di professionisti non psicologi. La storia del counselling sistemico comincia da lì.

1992 CHANGE, nata come associazione spontanea non riconosciuta già nell'89, diventa Associazione Culturale senza fini di lucro.  A me e a Giorgio Bert si sono affiancati altri due appassionati di comunicazione, Manuela Olia, assistente sociale e sociologa, e Mauro Doglio, filosofo.
Le richieste di interventi di formazione al counselling da parte di enti pubblici e privati, di insegnanti (soprattutto delle scuole per l'infanzia), educatori, operatori sociali e operatori sanitari aumentano: appare evidente l'esistenza di un bisogno formativo che fino a quel momento non aveva trovato risposte adeguate: CHANGE è ormai ufficialmente individuata e conosciuta in Italia e all'estero come La scuola italiana di counselling sistemico.
A differenza della stragrande maggioranza delle scuole di counselling che compariranno in seguito in Italia, CHANGE non nasceva come annesso o  appendice di una scuola di psicoterapia, ma dall'evoluzione di un metodo destinato fin dall'inizio a sviluppare le competenze comunicative e  relazionali di professionisti che non svolgono interventi psicoterapeutici o clinici, e a partire da questa specificità continuava a sviluppare ed approfondire le proprie metodologie di formazione e di intervento

1993: Primo congresso europeo delle scuole e dei professionisti del counselling. Siamo a Montecatini, sta per nascere l'EAC, la Società Europea di Counseling. Italiani ancora pochi, l'ASPIC, alcuni gruppi rogersiani, e la SICIM, Società Italiana di Counselling in Medicina, fondata da noi proprio quell'anno in affiancamento a CHANGE  per dare un punto di riferimento associativo ai professionisti che in quegli anni avevano partecipato ai nostri corsi ed esprimevano l'esigenza di mantenere viva la riflessione sul metodo da noi proposto. La nostra presenza, su invito del comitato organizzatore del congresso, era dovuta all'interesse suscitato da  due pubblicazioni in cui venivano presentati i fondamenti della teoria e del metodo del counselling sistemico in ambito sanitario: un articolo del 1989  pubblicato nella Rivista di medicina generale, e un libro comparso pochi mesi dopo: Il medico e il counseling, di cui nel 1992 era già uscita la seconda edizione.
Ma già da due anni almeno anche gli insegnanti, gli educatori, gli operatori sociali avevano a loro volta cominciato a manifestare interesse per una modalità di intervento che non fosse, finalmente, modellata sull'intervento psicologico, e a richiedere interventi formativi che avessero quelle caratteristiche.

In quel primo scambio internazionale ci apparvero ancora più evidenti le profonde differenze fra quello che era il counselling in Inghilterra, in Spagna, ma anche in Polonia, in Germania e parzialmente in Francia, e la realtà italiana: per fare un esempio, la delegazione della società inglese di counseling, la BAC, era presieduta da un'infermiera counselor, e la rappresentanza di infermieri, medici,educatori, operatori sociali e insegnanti nel gruppo era elevatissima. La presidente della società di counselling polacca era una sociologa specializzata in organizzazione aziendale. Nel gruppo italiano, solo psicoterapeuti. E un medico, Giorgio Bert.

1994 La SICo, che sta cercando di aprire spazi per la professione di counsellor anche in Italia, ci incoraggia ad applicare la nostra metodologia formativa anche alla formazione professionale dei counsellor.
Nel settembre del 1994 proponiamo  ufficialmente a Torino il programma del primo corso italiano di counselling sistemico (una edizione sperimentale era già stata avviata l'anno precedente senza pubblicizzazioni e senza ufficializzazioni, per rispondere alle richieste di un gruppo di professionisti che avevano frequentato corsi più brevi in ambito educativo e sanitario). Naturalmente il corso è rivolto anche (soprattutto) a non psicologi. Pochi giorni dopo l'Ordine degli Psicologi mi denuncia e propone la mia radiazione dall'albo per avere aperto a non psicologi la possibilità di apprendere tecniche di esclusiva competenza degli psicologi (la proposta fu poi bocciata ai voti).
Le competenze di cui si parlava erano quelle della conduzione del colloquio; la tesi sostenuta dal gruppo dei più irriducibili era che tutto ciò che ha a che fare con la parola e con  il colloquio sia un campo riservato esclusivamente agli psicologi. La stessa tesi che è stata portata talvolta a livelli quasi comici da psicologi che proponevano che ai medici fosse tolto lo spazio del colloquio anamnestico con i pazienti, che avrebbe dovuto essere affidato appunto a uno psicologo… Con quale vantaggio per la relazione di cura non si riesce neppure ad immaginarlo.

1995 La diffusione del counselling sistemico prosegue con il moltiplicarsi dei corsi di abilità di counselling per professionisti sanitari e sociali, e con i corsi di counselling professionale che vengono ormai attivati ogni anno. Vengono pubblicati a partire da quell'anno alcuni dei testi e degli articoli che costituiscono la base teorica del metodo del counselling sistemico

1997 La SICM viene trasformata in SICIS, Società Italiana di Counselling Sistemico. E' l'inizio di un sogno rivelatosi poi in parte utopistico: quello di sollecitare altri gruppi sistemici impegnati nella formazione oltre che nella psicoterapia a coltivare insieme a noi il progetto di diffusione del counselling sistemico in Italia. Il sogno nasceva dalla speranza che le matrici comuni e i comuni maestri rappresentassero un collante sufficiente per costruire un percorso comune di sviluppo del pensiero, del metodo e anche del lavoro che il counselling sistemico stava aprendo davanti a noi. Un progetto di condivisione che offriva  ai gruppi aderenti anche spazi di sviluppo della propria attività e di valorizzazione della propria immagine.
Alcune scuole furono sollecitate ad aderire alla SICIS, altre si autocandidarono. Ma l'aspetto di condivisione e di scambio costruttivo faticava a decollare. Sembravano prevalere logiche protezionistiche, chiusure e difese dei propri spazi piuttosto che apertura, condivisione e confronto delle esperienze. Soprattutto le linea di demarcazione fra counselling e psicoterapia perdeva nettezza, insidiata dal prevalere, fra le scuole iscritte alla SICIS, di scuole di psicoterapia che avevano ampliato la loro attività anche al counselling, ma faticavano a costruire modelli di intervento formativo diversi da quelli usati per formare gli psicoterapeuti, o non ne vedevano l'utilità

Novembre 2006  Milano, Congresso nazionale della Società Italina di Counselling Sistemico. Sono passati quasi 10 anni dalla fondazione della SICIS: Il congresso riunisce le scuole che dal 1997 in poi hanno aderito alla SICIS e hanno sviluppato metodi, riflessioni, interventi intorno al counselling sistemico.
Il titolo del congresso è promettente: Il counselling sistemico: una realtà in cammino. Confronto nazionale di buone prassi.
Peccato che, proprio a conclusione di un intervento sugli spazi che si sono aperti e si potranno aprire per i futuri counsellor, spunti dalla platea, formulata da uno dei docenti SICIS, una domanda inquietante:
"Ma in fondo cosa fa di diverso uno psicoterapeuta sistemico con un paziente o con una famiglia quando fa una psicoterapia e quando fa un intervento di counselling?"
Una domanda di questo tipo, dopo tutti questi anni, segnala l'esistenza di un problema; un problema non da poco. Se uno psicoterapeuta fa le stesse cose quando fa una psicoterapia e quando fa counselling, COSA FA un counsellor non psicoterapeuta?
A questa domanda CHANGE continua a dare risposte che ci sforziamo di rendere rigorose, praticabili e soprattutto valutabili: in termini di qualità degli interventi formativi, e in termini di qualità dell'intervento dei counsellor che escono dalla nostra scuola.

La riflessione continua, nei nostri testi, nelle nostre lezioni, negli incontri di supervisione e anche in questo sito.

Testo di Silvana Quadrino

Tratto da:

Il colloquio di counselling
metodi e tecniche di conduzione in un'ottica sistemica

edito dalle EDIZIONI CHANGE

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