| Change e lo sviluppo del counselling in Italia | | Stampa | |
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Ci sono momenti, nella storia di una professione come nella storia di un'ideologia, che richiedono un ripensamento critico. La storia va veloce, the times are changing, i ricordi trasformano i fatti, consapevolmente o no.
La storia delle professioni in Italia è pesantemente condizionata dall'esistenza degli albi professionali, che hanno incoraggiato atteggiamenti di difesa di categoria spinti a livelli estremi: troppo spesso l'obiettivo degli albi non è stato la promozione della qualità professionale degli associati, ma la delimitazione rigida di spazi esclusivi, con querelles infinite su chi può fare cosa e chi può vietare a chi di fare cosa. Come l'eterna questione sul diritto all'esercizio della "terapia", periodicamente riproposta da qualche medico contro chiunque utilizzi questo termine per definire il proprio intervento senza essere medico: arrivando in un paio di occasioni fino al paradosso di proporre che venga vietato l'esercizio della psicoterapia agli psicologi non medici (anche se formati come psicoterapeuti), e rivendicando invece il diritto di qualsiasi medico, indipendentemente dalla sua formazione psicoterapeutica, ad esercitare la psicoterapia proprio in quanto "terapeuta" a tutti gli effetti…
Ma cosa era concretamente l'intervento di counselling che i medici torinesi avrebbero dovuto utilizzare con i loro pazienti? In assenza di una tradizione nell'uso del counselling in ambito sanitario, già ben radicata in Canada e nei paesi di lingua inglese, la nostra ipotesi era che l'intervento di counselling applicato da un medico coincidesse con una competenza comunicativa di alta qualità, tale da permettergli di svolgere con maggiore efficacia interventi informativi, educativi, di affiancamento nelle decisioni ecc. restando però rigorosamente in un ambito non psicologico, né psicoterapeutico. E questo era l'obiettivo dell'intervento formativo che mettemmo in atto in quell'occasione, utilizzando una cornice teorica di tipo sistemico ma evitando qualsiasi contaminazione con la psicoterapia sistemica, e applicando una metodologia formativa del tutto innovativa, progettata e sperimentata in quell'occasione.
A quella prima esperienza, validata dall'esito positivo della ricerca (i medici torinesi formati al counselling ottennero un numero di risultati positivi paragonabile a quello ottenuto dai colleghi canadesi) seguirono, fra il 1990 e il 1993, una serie di corsi di counselling rivolti a medici di medicina generale, pediatri, infermieri, in particolare infermieri dei reparti malattie infettive: l'AIDS allora uccideva, e gli infermieri si stavano rendendo conto per primi di non possedere strumenti professionali adeguati per fronteggiare i problemi di comunicazione e di relazione che poneva loro il rapporto di cura con pazienti terminali spesso giovanissimi, con le loro famiglie, con i loro partner. Erano soprattutto questi professionisti a sottolineare l'esigenza di corsi che non somigliassero a supervisioni, e che dessero loro indicazioni concrete per fronteggiare momenti di comunicazione fortemente emotivi e drammatici senza trasformare il loro lavoro in un intervento simil-psicologico.
1992 CHANGE, nata come associazione spontanea non riconosciuta già nell'89, diventa Associazione Culturale senza fini di lucro. A me e a Giorgio Bert si sono affiancati altri due appassionati di comunicazione, Manuela Olia, assistente sociale e sociologa, e Mauro Doglio, filosofo.
1993: Primo congresso europeo delle scuole e dei professionisti del counselling. Siamo a Montecatini, sta per nascere l'EAC, la Società Europea di Counseling. Italiani ancora pochi, l'ASPIC, alcuni gruppi rogersiani, e la SICIM, Società Italiana di Counselling in Medicina, fondata da noi proprio quell'anno in affiancamento a CHANGE per dare un punto di riferimento associativo ai professionisti che in quegli anni avevano partecipato ai nostri corsi ed esprimevano l'esigenza di mantenere viva la riflessione sul metodo da noi proposto. La nostra presenza, su invito del comitato organizzatore del congresso, era dovuta all'interesse suscitato da due pubblicazioni in cui venivano presentati i fondamenti della teoria e del metodo del counselling sistemico in ambito sanitario: un articolo del 1989 pubblicato nella Rivista di medicina generale, e un libro comparso pochi mesi dopo: Il medico e il counseling, di cui nel 1992 era già uscita la seconda edizione. In quel primo scambio internazionale ci apparvero ancora più evidenti le profonde differenze fra quello che era il counselling in Inghilterra, in Spagna, ma anche in Polonia, in Germania e parzialmente in Francia, e la realtà italiana: per fare un esempio, la delegazione della società inglese di counseling, la BAC, era presieduta da un'infermiera counselor, e la rappresentanza di infermieri, medici,educatori, operatori sociali e insegnanti nel gruppo era elevatissima. La presidente della società di counselling polacca era una sociologa specializzata in organizzazione aziendale. Nel gruppo italiano, solo psicoterapeuti. E un medico, Giorgio Bert.
1994 La SICo, che sta cercando di aprire spazi per la professione di counsellor anche in Italia, ci incoraggia ad applicare la nostra metodologia formativa anche alla formazione professionale dei counsellor. 1995 La diffusione del counselling sistemico prosegue con il moltiplicarsi dei corsi di abilità di counselling per professionisti sanitari e sociali, e con i corsi di counselling professionale che vengono ormai attivati ogni anno. Vengono pubblicati a partire da quell'anno alcuni dei testi e degli articoli che costituiscono la base teorica del metodo del counselling sistemico
1997 La SICM viene trasformata in SICIS, Società Italiana di Counselling Sistemico. E' l'inizio di un sogno rivelatosi poi in parte utopistico: quello di sollecitare altri gruppi sistemici impegnati nella formazione oltre che nella psicoterapia a coltivare insieme a noi il progetto di diffusione del counselling sistemico in Italia. Il sogno nasceva dalla speranza che le matrici comuni e i comuni maestri rappresentassero un collante sufficiente per costruire un percorso comune di sviluppo del pensiero, del metodo e anche del lavoro che il counselling sistemico stava aprendo davanti a noi. Un progetto di condivisione che offriva ai gruppi aderenti anche spazi di sviluppo della propria attività e di valorizzazione della propria immagine.
Novembre 2006 Milano, Congresso nazionale della Società Italina di Counselling Sistemico. Sono passati quasi 10 anni dalla fondazione della SICIS: Il congresso riunisce le scuole che dal 1997 in poi hanno aderito alla SICIS e hanno sviluppato metodi, riflessioni, interventi intorno al counselling sistemico. La riflessione continua, nei nostri testi, nelle nostre lezioni, negli incontri di supervisione e anche in questo sito. Testo di Silvana Quadrino Tratto da:
Il colloquio di counselling edito dalle EDIZIONI CHANGE
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