Le perfezioni provvisorie PDF  | Stampa |  E-mail
perfezioniprovvisorie.jpgdi Gianrico Carofiglio, Sellerio Editore 2010 - pp. 336 - € 14,00

Per chi si interessa di pragmatica della comunicazione, un libro di Carofiglio è sempre una lettura utile oltre che interessante. I numerosi frammenti di colloqui professionali che punteggiano il testo, così come le interazioni e i dialoghi del racconto principale, possono essere studiati e utilizzati come esempio da chiunque faccia della comunicazione un’arte oltre che un mestiere.

Detto ciò, questo suo ultimo romanzo mostra, rispetto ai precedenti, alcune debolezze.
La storia vera e propria innanzi tutto. La trama è abbastanza scontata, piuttosto nota in quanto racconti del genere li abbiamo già letti in gialli del passato; ne consegue che è facile individuare il colpevole fin dall’inizio, il che toglie suspense alla storia.

L’incipit è già di per sé terribilmente tradizionale: “Tutto cominciò con…” , e la narrazione che segue procede anch’essa su binari ben noti a chiunque sia un lettore abituale di gialli centrata come è sulla scomparsa improvvisa di una ragazza di buona famiglia con una vita da studentessa qualsiasi: appartamento condiviso con un’amica, brevi storie d’amore, feste giovanili… insomma nulla di particolare.

Il dilettante che si improvvisa detective, in questo caso l’avvocato Guerrieri già protagonista di altri romanzi, è nella tradizione del giallo anni Trenta: penso a Mignon Eberhart o alla stessa Agatha Christie quando non mette in campo Poirot o miss Marple. Il fatto che sia lui a scoprire indizi sfuggiti ai Carabinieri, con un’intuizione che si rifà esplicitamente a Sherlock Holmes, dà al racconto una ulteriore  patina di antico, sia pure con adeguato restyling: musica contemporanea, mondo giovanile attuale. In tempi di CSI un percorso investigativo del genere fa un po’ di tenerezza…

Certo, il protagonista è simpatico e deliberatamente un po’ imbranato: nulla a che vedere con il suo più noto collega, l’astuto incompetente detestabile avvocato Taormina che “indagava” sul delitto di Cogne. Anche questo fatto contribuisce però a rendere la storia scarsamente realistica.

È nella tradizione anche il percorso del breve incontro amoroso che si intreccia all’indagine.

Il libro si legge tuttavia volentieri, senza annoiarsi (e non è poco) e in certi momenti anche divertendosi, motivo per cui a me pare consigliabile, purché non si nutrano grandi aspettative sul piano della letteratura di genere. Resta il fatto che Carofiglio sa scrivere e scrive bene, il che non è poco.

Giorgio Bert

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